Cchiù supra i Carupipi

Lasciata l’autostrada Catania-Palermo, dirigendosi verso sud, superata Valguarnera Caropepe, c’è Piazza Armerina, città nota a tutti, più che altro, per i suoi mosaici (villa romana del Casale).

Ma a Piazza Armerina non ci sono solo i mosaici, ci sono anche una quarantina di chiese, fra normanne, sveve, rinascimentali e barocche, un ermetico castello aragonese in ottime condizioni e decine di palazzi nobiliari settecenteschi.

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Torre del Padre Santo

L’origine della città si inquadra nel periodo di dominazione normanna. Fu costruita da Guglielmo II, dopo che la vecchia Piazza, sorgente a sua volta su un insediamento greco-romano(Platea/Plutia), era stata distrutta da Guglielmo I, per punire i cittadini rivoltatisi contro.

L’antica Piazza era già nota per far parte di quella serie di “comuni lombardi” di Sicilia. Tutt’oggi in città si parla uno strano dialetto che è un misto fra siciliano e lombardo (gallo-italico).

L’origine normanna della città è evidente nella disposizione a pettine del quartiere “Monte”, primo nucleo della città, sviluppatosi attorno alla chiesa, in origine anch’essa normanna, e al vecchio castello, non più esistente, poi ricostruito sull’altro versante da Martino I d’Aragona.

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Palazzo Trigona

Ma l’attuale aspetto architettonico della città non può non essere collegato alla grande opulenza di alcune famiglie nobiliari, che soprattutto durante tutto il XVII e XVIII secolo, grazie al proficuo raccolto del grano, le cambiarono i connotati. Fra queste spicca su tutti la famiglia Trigona, forse di origine proprio normanna, comunque nord-europea, ma poi diventata spagnoleggiante, dopo che Giacomo Trigona sposò Margherita d’Aragona figlia di Giacomo, figlio naturale di Pietro II re di Sicilia. Per tale matrimonio si vuole che la famiglia abbia avuto diritto di accollare le proprie armi sull’aquila d’Aragona.

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Palazzo Trigona

Marco Trigona volle la ricostruzione della Cattedrale su quella precedente quattrocentesca, perchè considerata troppo piccola. Istituì un lascito per la sua costruzione, dopo la sua morte nel 1598. Dell’antica cattedrale, grazie a Dio, perchè bellissimo, rimane in piedi il campanile, ingabbiato dalla nuova costruzione tardo barocca. Alla nuova cattedrale collaborò anche Orazio Torriani, di scuola romana.

Portata a termine la nuova cattedrale si danno il via ai lavori, per volere di Ottavio e Matteo Trigona, futuro vescovo di Siracusa, del nuovo Palazzo Trigona della Floresta, esattamente nel 1690, dopo che questi avevano acquisito tutte le case circostanti alla loro. Alcuni resti gotici mostrano come molte di queste case erano quattrocentesche, così come dovevano esserlo quasi tutte, sino al piano dei Teatini.

La maggior parte di quelle rimaste in piedi mostra gli elementi architettonici della casa con patio catalana. Del palazzo quattrocentesco di Marco Trigona rimane, un pò più sotto, in pieno quartiere “Monte”, il bel portale ad ampia raggiera di conci. Portali simili si trovano nella Torre del Padresanto, sul piano dei Teatini, a pianta quadrata, tre piani e finestre rinascimentali, e in Via Garibaldi, con in cima una finestra dalla cornice rettangolare poggiante su “arranques”, andito ad arco ribassato e patio.

Nel XIV e XV secolo atti notarili riportano notizie di abitazioni site anche in quartiere “San Domenico” e “della Commenda”, oltre che in quartiere “Padresanto”, a testimonianza del forte incremento demografico in quel periodo.

Ma i rifacimenti settecenteschi, sull’onda del Palazzo Trigona della Floresta, meritano altrettanta considerazione. Davanti al castello aragonese, a lungo abitato dal re Martino I d’Aragona, ad esempio, spicca il bellissimo Palazzo Velardita, con portale retablò spagnolo e balcone a tutta facciata siciliano.

Un pò tutto il quartiere “Monte”, attorno alla nuova cattedrale, assume i tratti architettonici del tardo barocco spagnolo, quasi churrigueresco. Gli elementi bucature, in pietra locale che dà sull’arancione, contrastanti con il mattone facciavista usato per la facciata, gli archi ribassati, i portali retablò, le finestre con inferriate, e un pò il tutto nel suo insieme ci riportano ai paesaggi spagnoli.

Degna di altrettanta ammirazione è la chiesa dei Teatini, nel quartiere “Padresanto”. In mezzo a superfetazioni posteriori, la facciata concavo-convessa avvolge il portale, in maniera del tutto simile al secondo livello della non più esistente Santa Annunziata dei Teatini di Guarino Guarini a Messina.

Michele Palamara

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