Alcune considerazioni sulla “Rosata” di Rodì Milici

Risalendo l’argine destro del torrente Patrì, antica via di comunicazione fra Ionio e Tirreno, all’altezza di Rodì, uno dei due nuclei di cui è composto il Comune di Rodì Milici, è possibile visitare oggi, grazie all’impegno di Lega Ambiente del Longano che l’ha praticamente riqualificata, la cosiddetta “Rosata”.
L’edificio è stato sommerso probabilmente dall’alluvione del 1582, portato alla luce nel 1989, ma praticamente usato come discarica fino al 2005, anno in cui Lega Ambiente locale e il Comune hanno firmato il protocollo d’intesa.
Sull’esistenza di una grande città nello stesso sito non c’è nessuna testimonianza né archeologica né storico-documentale. Riguardo al periodo di costruzione bisogna riferirsi certamente ad un periodo antecedente all’anno mille. La cupola non è assolutamente araba, né tanto meno arabo-normanna, perché le cupole arabe sono rialzate e non a tutto sesto o ancor peggio ribassate. E’ invece verosimile datarla in epoca bizantina. Le cupole bizantine poggiano su basi quadrate e quindi “cube” grazie a semplici “pennacchi”, come quelli della “rosata”, a volte in chiave hanno un “oculo”, appreso dall’architettura romana (Pantheon), e poggiano su cornici sobriamente modanate. Il tamburo è cilindrico e su di esso si aprono finestrelle. La cupoletta è a tutto sesto o addirittura ribassata, a volte ricoperta da tegole.
A Curinga, in provincia di Catanzaro, il Monastero bizantino di Sant’Elia il vecchio è praticamente identico, anche nella sua conformazione planimetrica. Anche lì come a Rodì Milici, la cuba è su due livelli con accesso da est e finestrelle sull’asse nord-sud; in entrambe, la chiesa e il monastero addossati successivamente sono probabilmente dovuti al passaggio dal rito greco (centrale) a quello latino (basilicale). Nel sito calabrese sono state anche ritrovate recentemente iscrizioni greco-bizantine che lasciano pochi dubbi sull’epoca di costruzione. Per il resto si attendono le ricerche che sta svolgendo la Sovrintendenza.

Michele Palamara

rosatasantelia