La biblioteca messinese “dispersa” nella biblioteca di Madrid

Sono quasi mille gli anni di comune koinè che hanno visto coinvolte Spagna e Sicilia, se si considerano i secoli di comune dominazione araba; dai primi del 700, infatti, ai primi del 1700, anni in cui gli ultimi vicere lasciarono la nostra isola.
E se la Spagna ha dato molto, nelle arti e in tanti altri campi della cultura, è indubbio che anche la Sicilia abbia dato. Ha dato talmente tanto che magari, ogni tanto, qualcosa potrebbe esserle restituita. Questo è quanto è emerso oggi pomeriggio durante il Convegno dal titolo ““Biblioteca dispersa della Cattedrale di Messina”, organizzato dalla Biblioteca Regionale Universitaria nella Cappella dell’Arcivescovado.
Elisabetta Caldelli e Valeria De Fraja hanno parlato in particolare dei manoscritti che i normanni, durante la rilatinizzazione dell’isola, custodirono nella nostra cattedrale, esattamente all’interno della torre campanaria (al posto dell’attuale costruita dal Valenti).
Il fatto che tale biblioteca convivesse negli stessi spazi con l’archivio fece si che proprio uno degli ultimi vicere a lasciare l’isola, Francisco de Bonavides, nel toglierci tutti i privilegi, dopo la fallita insurrezione del 1674, prese anche la biblioteca e la portò con sè a Palermo.
A Palermo, sfortuna volle, che il prezioso fondo librario messinese venisse adocchiato da tale “Juan Francisco Pacheco Téllez-Girón, duca di Uceda” il quale pensò bene di portarlo con sè a Madrid. Ma le sue malefatte gli causarono alcuni guai giudiziari in Spagna, tra cui la confisca dei suoi (nostri) beni. Ecco perchè la Biblioteca di Messina si trova oggi nella Biblioteca Nacional di Madrid.
L’interessante relazione è proseguita con un tour virtuale di alcuni dei suddetti manoscritti

Michele Palamara