La Galleria Vittorio Emanuele: quasi unica nel suo genere in Italia

La Galleria Vittorio Emanuele III di Messina è la più bella e più importante, nel suo genere, in Italia.

Il lontano ascendente è il suq arabo, strada e mercato coperto al tempo stesso, ma la sua struttura architettonica discende direttamente dai “passages” francesi di inizio 800.

A differenza delle Gallerie di Milano, Napoli e Genova, realizzate nella seconda metà del 800, in piena epoca del “ferro e vetro”, la Galleria messinese è più tarda (1929) e quindi riferibile agli stili “eclettici” ma “moderni” del primo dopoguerra, laddove, ad esempio, il cemento armato in copertura prende il posto del ferro, come nella Galleria di San Federico a Torino (1933).

Opera dell’ing. Camillo Puglisi Allegra, la Galleria è stata realizzata in poco più di cinque anni, dopo, però, che a lungo lo spicchio di Piazza Antonello su cui sorge, era rimasto l’unico dei quattro a non essere edificato, per questioni economiche ma anche per diatribe locali. A quel tempo infatti, quest’opera, che avrebbe dovuto rivitalizzare la città anche di notte, rischiò di essere realizzata a Piazza Cairoli, ma grazie alla lungimiranza dei politici del tempo si optò per l’attuale localizzazione.

I tre differenti livelli su cui l’edificio prospetta diedero filo da torcere all’ing. Puglisi Allegra, ma la soluzione fu geniale: tre corpi separati ma collegati da una galleria coperta, in un unicum architettonico, peraltro ottimamente antisismico. L’interno realizzato sullo stesso livello di Via della Munizione, Piazza Antonello, più bassa, collegata con scala esterna, Via Oratorio della Pace, più alta, con scala interna.

Gli scultori Antonio Bonfiglio, Ettore Lovetti e Giuseppe Ajello, con lesene, volti di donna, festoni, e cornucopie scandirono l’interno, mentre utilizzarono teste apotropaiche per allontanare gli spiriti maligni all’esterno.

La doppia calotta vetrata centrale è una soluzione statica come quella “brunelleschiana” di Firenze ma anche eco sostenibile, pertanto innovativa.

Gli elementi obliqui planimetrici del portico di Piazza Antonello, ma soprattutto il timpano modellato dell’ingresso principale, ricordano soluzioni simili adottate da Guarino Guarini rispettivamente nella vicinissima, ma non più esistente, Annunziata dei Teatini e nel torinese Palazzo Carignano. La facciata concavo-convessa utilizzata per l’ingresso di Piazza Antonello è stata importata in Sicilia sempre da Guarini, ma è “borrominiana” di Roma.

Elementi barocchi, anche settecenteschi, ci sono in tutte le facciate, basti vedere i balconcini semiellittici disseminati per i tanti villaggi messinesi.

Michele Palamara

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Suq

 

Ingresso principale
Ingresso principale

 

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San Carlo alle Quattro Fontane (Borromini)
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Calotta centrale

 

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Galleria di San Federico (Torino) 1932

 

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Balconcini di Via della Munizione

 

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Balconcino settecentesco di Santo Stefano Medio

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