L’antica cattedrale arabo normanna di Taormina nel quartiere Cuseni

Nel 2004, trovandomi a passeggiare per il vecchio quartiere Cuseni di Taormina, nei pressi di Porta Catania, mi ricordai di quanto letto in un libro di Armando Dillon, autore, fra gli altri, del restauro di Palazzo Corvaja.

Egli, a metà degli anni 40 aveva liberato dalle superfetazioni e ripulito quella che sino al 1400, secolo dello sviluppo del borgo catalano lungo Corso Umberto, era stata la Cattedrale di Taormina, cioè la Chiesa di San Francesco di Paola.

Domandai ad alcune persone, ma nessuno mi seppe dare notizie. Finalmente in Via Apollo Arcageta venivo colpito da una chiesetta coperta dagli alberi, dall’aspetto comunque fiero, che mi riportava alla mente architetture non lontane (Itala, Mili San Pietro, Casalvecchio), ed allora, solo allora, mi rendevo conto di avere trovato l’antica cattedrale di Taormina.

Una chiesetta arabo-normanna, fatta realizzare dal vescovo del tempo Teofane Cerameo, dal bell’effetto pittorico ottenuto dall’accostamento di materiali poveri, esattamente come nelle chiese basiliane costruite da Ruggero nella Val Demone, un pronao, simile a quello di San Pietro e Paolo a Casalvecchio, porte e finestrelle arabe con mensolette di raccordo fra stipiti e architrave, molto in uso a Taormina in tutte le epoche.

Oggi la chiesa, sede del Museo Siciliano di Arte e Tradizioni Popolari, si presenta in ottime condizioni, basti pensare che recentemente la Merkel l’ha scelta per la sua conferenza stampa durante il G7.

Dillon aveva abbattuto il muro posticcio e ricostruito la navata laterale sinistra, utilizzando, però, degli strani archi rampanti. Nella parte destra non ha ricostruito la navata laterale ma solo il vano nei pressi del pronao, coprendolo con solaio in legno anche se, a suo dire, doveva essere coperto da crociera. Ad esso si accede per mezzo di un arco a tutto sesto in pietra di Siracusa chiaramente catalano.

Altrettanto interessante è l’ultima cappella a sinistra prima dell’abside rettangolare. Ha un disegno chiaramente gotico federiciano nella sua grande arcata poggiante su bassi pilastri e nella grande volta a crociera dai grossi e possenti costoloni, quindi è più tarda rispetto alla costruzione normanna.

Secondo Dillon sul posto doveva esistere anche una chiesetta bizantina che, evidentemente, a quel tempo si sarebbe dovuta trovare fuori città, collocandosi la stessa dal lato opposto nei pressi di Porta Messina. Ricordiamo appunto che l’antica città di Taormina, prima greca, poi romana, poi bizantina, sorgeva in quello che fu prima l’agorà e poi il forum, cioè nella piazza antistante Palazzo Corvaja. Essa fu distrutta dagli arabi e dagli stessi ricostruita nei pressi di Porta Catania. Dal 400 in poi si è attuato il ricongiungimento delle due città urbanizzandosi quello che poi è diventato il Corso Umberto.

E’ certo che nella nostra chiesa le demolizioni e le modifiche sono state notevoli nel corso degli anni; una stratificazione di elementi architettonici che vanno dal XI secolo sino alle ultime costruzioni barocche ad opera dell’ordine dei Minimi di San francesco di Paola, come la cella campanaria al di sopra del pronao, che Dillon ha scelto di eliminare.

Dai disegni e dalle descrizioni di Armando Dillon è possibile immaginare la pianta normanna, molto simile in miniatura a quella di Cefalù, ma anche a quella di Casalvecchio, quindi con due campanili laterali; non si spiegherebbe in altro modo la piccola porticina sulla destra del pronao.
Gli elementi di similitudine con la cattedrale di Casalvecchio non si limiterebbero solo a questioni planimetriche, ma anche formali e pittoriche; basta accostare la parte absidale squadrata e merlata della chiesa di Casalvecchio e il pronao taorminese per rendersene conto.

Michele Palamara

 

 

casalvecchiotaormina

 

 

confrontopiante

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arcate arabo-normanne con colonne provenienti dal teatro antico
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arco trionfale

 

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campata gotico sveva
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arco gotico catalano del 400