On line la mostra D’Istanti di Simone Caliò

On line la mostra D’Istanti di Simone Caliò

Sabato 20 giugno alle ore 18,00, prenderà il via con un vernissage online sulla pagina Facebook del Mondadori Bookstore di Via Consolato del Mare, la mostra D’Istanti di Simone Caliò a cura di Mariateresa Zagone. La mostra si potrà visitare in sicurezza fino al 14 luglio, dal lunedì al sabato dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 16,30 alle 20,00 nel rispetto dei protocolli di sicurezza.

Simone Caliò torna ad esporre nella sua Messina con una serie di acquerelli di mare e di viaggio, e torna alla vita dopo un lockdown collettivo che ne ha seguito uno molto più profondo e personale. Una mostra, questa messinese, che era stata calendarizzata a fine inverno a chiusura di quella romana e che adesso trova il giusto tempo e il giusto spazio.

Si tratta di una ventina di carte sulle quali il pennello e la mano che lo governa piroettano, con movimenti fluidi e veloci, la danza dei colori – ad esclusione del nero – e per le quali la parola della critica parrebbe inadeguata; le opere troverebbero di certo migliore traduzione nella parola poetica e lirica, ut pictura poësis.

Ciò detto, un approccio critico risulta comunque fondamentale sia per accompagnare l’artista di cui si apprezzano idee e scelte formali, sia per condurre il pubblico ad intelligere le opere mettendo in evidenza quelli che sono gli elementi innovativi e quelli che, invece, le legano alla tradizione più o meno recente.

Fatta questa necessaria premessa ed entrando nel merito Caliò è un artista di cultura Pop che, in questo come in altri casi, aderisce alla linea poetica definibile come espressionista in cui la particella ex sottolinea il moto che dall’interno si proietta verso l’esterno, che fuoriesce a modificare il dato oggettivo permeandolo di se.

Dicevamo del mare e del viaggio che ne racconta l’anima perché segnano le due parallele che costruiscono i binari della mostra il cui leitmotiv consiste in quello stato d’animo epifania sensoriale del genius loci mediterraneo – “…per diventare internazionali, dobbiamo appartenere a un Paese. Quel Paese, per me, è il Mediterraneo, che è sterminato patrimonio di culture e di visioni…”, come dice Mimmo Paladino – che si dipana svelto in isole, in piccoli cubi intonacati aggrappati alle linee di costa, in acciottolati di borghi, in bouganville e fichidindia che ci fanno confondere Taormina e Santorini, Stromboli e lo Stretto. Isole nelle isole legate insieme dalla luce e da un colore che non necessariamente corrisponde all’oggetto che, a ben vedere, non è sempre presente lasciando il posto a fasce cromatiche libere e sovrapposte. Nelle opere, tutte realizzate fra il 2019 e i primi mesi del 2020, in linea appunto con una poetica espressionista, la dimensione del visibile soggiace spesso all’istinto e al pathos ed il colore delinea un paesaggio, che è anche interiore, propenso più alla gioia di vivere che al dramma – “Il colore soprattutto, forse ancor più del disegno, è una liberazione (Henri-Emile Matisse). E non a caso si può citare il grande maestro del fauvisme, il suo “Calma, lusso, voluttà”che, con i dovuti ed ossequiosi distinguo, tocca le corde profonde della gioia liberando il colore dai vincoli di prospettiva e proporzioni, colore che, come la gioia, esplode fragorosamente.

Le opere di Caliò hanno un’indole festosa, sono un inno privo di sovrastrutture che gratifica i sensi e lo spirito, un hic et nunc (titolo, fra l’altro, di una precedente mostra), una sublimazione. L’artista ha provato qui ad estrarre letteralmente l’essenza dei luoghi privandoli della potenza epica archetipica e restituendoli come condizione edenica, spensierata e sensuale. E, a mio avviso, pare esserci riuscito!

redazione