Ricerca Unime: al Policlinico individuata tecnica per ridurre l’incidenza del danno renale nei pazienti con sindrome coronarica acuta

Una tecnica che riduce l’incidenza di danno renale nei pazienti con sindrome coronarica acuta (infarto miocardico e angina instabile), sottoposti a procedure di cardiologia interventistica coronarica, è stata individuata da un gruppo di ricerca guidato da un docente Unime, il prof. Giuseppe Andò, Ricercatore del Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale.
I risultati dello studio “AKI-MATRIX” sono stati presentati al Congresso Europeo di Cardiologia Interventistica di Parigi (EuroPCR 2017), e contemporaneamente pubblicati sull’ultimo fascicolo del “JACC – Journal of the American College of Cardiology”, la più importante rivista di Cardiologia del mondo. Ad essere coinvolti, 78 centri italiani ed europei. Su incarico del prof. Marco Valgimigli dell’Università di Berna, Chairman dello studio, pianificazione e coordinamento sono stati curati dall’unità operativa di Messina, presso l’AOU Policlinico “G. Martino”.
La ricerca costituisce una sotto-analisi dello studio multicentrico “MATRIX”, condotto anche dai docenti Unime tra il 2012 ed il 2014 e inizialmente pubblicato nel 2015. I dati dimostrano la minore incidenza di danno renale nei pazienti con sindrome coronarica acuta, sottoposti a procedure coronariche (angioplastica e impianto di stent) dall’accesso radiale, rispetto all’accesso femorale. L’accesso radiale è utilizzato al Policlinico “G. Martino” fin dal 2011, mentre l’accesso femorale è considerato più “tradizionale” ed è sfruttato ancora di routine in alcuni centri (soprattutto negli USA).
Considerato che il danno renale acuto ha una incidenza tra il 10 ed il 25% delle procedure ed è associato ad una maggiore morbilità e mortalità, questi risultati confermano la superiorità dell’accesso radiale su quello femorale anche su questo end-point ed hanno un potenziale impatto sulla pratica clinica estremamente rilevante.